Dizionario garfagnino

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BUFARDÈLLO (BUFFARDÈLLO)

s.m.

Spirito, folletto dal carattere dispettoso e capriccioso creato dalla fantasia popolare anche per spiegare alcuni fenomeni strani, il più delle volte riconducibili all’azione del vento (buffar dello è infatti anche il nome dato ad un vento che spira particolarmente in autunno, ved. supra bafardell). Il nostro folletto si diverte, tra l’altro, ad annodare la coda delle bestie nelle stalle, ad intrecciare la criniera ai cavalli o la lana nei cuscini ed a compiere molte altre azioni, alcune non commendevoli (come quando fa andar a male il vino o quando cerca di soffocare le persone, senza riuscirvi perché ha una mano forata), altre lodevoli (curare gli ammalati o seguire le bestie a pascolare). Fisicamente veniva descritto come un ometto di una settantina di centimetri, con barba lunga e appuntita, simpatiche scarpette aguzze ai piedi e un vestito rosso scarlatto, non brutto di faccia anzi, nel suo insieme, dotato di una certa eleganza. L’ambito del presente lavoro non consente una completa illustrazione della leggenda del bufardello. Si rimanda in proposito alla completa descrizione reperibile nel volume di Lorenza Rossi. 28 sgg. nonché al volume “La gente garfagnina dicea …così 103 sgg. In alcune località si trova la variante baffardello, mentre a Corfino la parola bafardell allude ad un vento autunnale che agita e mulina le foglie secche. Derivato, forse, dall’unione di beffardo e buffone.