Dizionario garfagnino

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SÈRVO

s.m.

Chi deve sottostare ad un padrone. Il termine, oggi fortunatamente non più in voga (per mancanza di soggetti cui riferirlo), era usato spesso al femm. ‘serva’ con riferimento alle donne che andavano a casa d’altri per aiutare nel disbrigo delle faccende domestiche. Il vocabolo, che in sé e per sé non aveva nulla di offensivo (attenendo a chi era ‘a servizio’), non veniva assolutamente inteso in senso dispregiativo nel comune linguaggio della gente: indubbiamente, però, non era bello, per cui è certo cosa positiva la sua quasi completa scomparsa. (Cfr. Pennacchi, Delitto, castigo e…perdono, 40: “Ieri mattina propio l’ho capito / a vedè sistemà in d’una stanzetta / tre fioli, la moje cul marito / il can, un cardellin e la servetta”). Anche Bonini usa serva senza significato offensivo (cfr. Lu’ nun vi scorda mai, 44: “Il prete alla su’ serva ’un è fedele”). Dal lat. servus ‘schiavo’ che deriva da servare ‘conservare’. Il significato peggiorativo assunto dalla parola deriva dal fatto che nell’antica Roma i prigionieri di guerra non uccisi, ma ‘conservati in vita’ erano venduti come schiavi ed addetti poi ai servizi più umili (Mestica 1643).