Dizionario garfagnino

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SÉCCHIA

s.f.

Contenitore metallico a forma cilindrica, a volte tendente ad allargarsi leggermente verso l’alto; è diversa dal recipiente, noto con lo stesso nome in altre parti d’Italia, che per solito presenta un manico semicircolare (Devoto-Oli, 2148) ed è per lo più in alluminio (e per il quale il dialetto garf. utilizza il vocabolo paiulina) in quanto la secchia è di rame, stagnata all’interno, maggiormente capace e priva di manici. Veniva utilizzata prevalentemente per tenervi l’acqua potabile, quando non vi erano acquedotti e la gente era costretta a rifornirsi d’acqua alla fontana pubblica del paese. Dalla secchia – sopra la quale si poneva, di regola, un coperchio d’alluminio, di legno, di rame per proteggerne il contenuto – l’acqua veniva attinta con la ramaiola (ved. supra). (Pennacchi, Di pal in frasca - cucina e antichità, 28: “Ti mescula pitture e cuteghino / mobili vecchi insieme alla frittura / vasi, secchie e pasticci di verdura”). Dal lat. situla, da cui sicla (Battaglia, XVIII, 395).