Dizionario garfagnino

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GÈGIA

s.f.

Scaldino in ferro, rame o latta, largo e basso, con il fondo piatto che veniva usato quale contenitore di cenere o braci, protetto dal prete (ved. infra), onde consentire di riscaldare il letto o le membra intirizzite dal freddo. Bonini cita il vocabolo insieme ad altri strumenti atti a scaldare, quali padelle, pentore e scaldini nella poesia Icunumia per scaldassi quand’è freto, 26. Cortellazzo-Marcato, 218 ritengono si tratti di vocabolo toscano di natura scherzosa “derivato, come in molti altri casi simili, da un nome personale; qui dal vezzeggiativo di Teresa, Cecia”.