Dizionario garfagnino

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CATINÈLLA

s.f.

Recipiente rotondo concavo, profondo una decina di centimetri, in genere di metallo smaltato bordato di blu, ove si versava l’acqua per lavarsi il viso o le mani. Per lo più veniva collocata in un apposito reggicatinella (o porta catino), sorta di armatura metallica a tre o quattro piedi che conteneva, nella parte più bassa, un ripiano per appoggiarvi la brocca; più o meno a metà, un altro ripiano più piccolo per il sapone e, ad un metro circa dal suolo, un robusto anello ove si posava appunto la catinella, circondato da un altro anello più grande per inserirvi gli asciugamani. A volte il tutto era sovrastato da uno specchio circolare per vedersi in viso, utile quando ci si doveva pettinare, far la barba, truccare. Nelle case delle persone più povere non mancava la catinella, ma essa veniva collocata su un ripiano qualsiasi, come il tavolo, la madia o il davanzale della finestra. La parola è presente in tutti i dizionari della lingua italiana, nella quale però trova un impiego meno diffuso rispetto al dialetto della Garfagnana dove viene utilizzata assai spesso, unitamente al sinonimo bacinella (ved. supra ed anche la figura in capo alla lettera B), che tuttavia ha una portata più ampia, indicando anche – e specialmente – la cesta metallica (o di plastica) impiegata per trasportare i panni lavati o da lavare, accezione che, almeno originariamente, non è propria del vocabolo catinella. Il termine si trova, con il significato fornito, anche nel lavoro di Piergiorgio Lenzi. Dal lat. catinus ‘catino’, di cui costituisce, all’evidenza, un dimin.