Dizionario garfagnino

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AVVÉZZO

agg. partic.

Abituato, assuefatto. Part. pass. (con desinenza . anziché ato) di avvezza’, ovvero forma sincopata di avvezzato, vocabolo presente pure, come precisato alla voce precedente, nel linguaggio garfagnino. L’agg. viene utilizzato più spesso per sottolineare l’assunzione di un modo di comportarsi negativo (quel fiolo è avvezzo male, nel senso che non è stato correttamente educato, o anche che, assuefattosi alle comodità della vita, non è capace di far sacrifici o adeguarsi a condizioni diverse e peggiori). Capita però anche di sentir impiegare avvezzo nel senso opposto, aggiunto a espressioni tipo ben, cume si deve per alludere a persona ben educata o che abbia appreso il modo migliore di agire e si comporti di conseguenza. Pennacchi, La bota e la topaceca, 30: “…perché j’omi enno avvezzi a rispettà, / solo se ci rimedin da mangià”; Santini, Lo zezzoron, 19: “Tutti enno avvezzi a fa’l proprio dovere”. Da ‘vezzo’, a sua volta derivato dal lat. vitium‘vizio’ (ved. però supra avvezza’).